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Buca del Tesoro

Verghereto 50m 25m

Shaft in Verghereto (Forlì-Cesena). Length 50 m. Depth 25 m. Entrance altitude 1,175 m.

Characteristics

  • Type: Pothole
  • Municipality: Verghereto
  • Cadastre no.: FC 459
  • Length: 50 meters
  • Depth: 25 meters
  • Record updated:

Location

Ingresso principale

Map

Entrances

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  1. Buca del Tesoro

    Elevation: 1174.7 m

    43.766610, 11.977780
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Description

La Buca del Tesoro (459 E/FO) è una cavità tettonica, situata in Comune di Verghereto lungo il crinale tosco-romagnolo, che si apre nella località denominata Rotta dei Cavalli nei pressi del valico della Serra, lontano dalle vie di comunicazione e non facilmente raggiungibile né rintracciabile. È stata esplorata dal Gruppo Speleologico Faentino nel 1961. Si apre a q. 1256 in bancate interessate da intense fessurazioni in senso normale alle bancate stesse e viene a trovarsi quasi in corrispondenza della linea di accavallamento tettonico del «Macigno B» sulla «Marnoso-arenacea». L'ingresso si presenta come una lunga e bassa fenditura orizzontale derivante dallo scollamento di uno strato; segue un salto di circa 3 m reso viscido dal fango convogliatovi dalle acque meteoriche, che immette su di un ripido scivolo. Da quest'ultimo, tramite una stretta fenditura diretta NNW-SSE che ha avuto origine da una litoclasi, si perviene in un vasto cavernone che si sviluppa lungo l'asse maggiore, diretto N-S, per complessivi 36 m, mentre la larghezza massima si aggira sui 14 metri. Le pareti sono verticali ed il soffitto, costituito dal letto di un banco compatto di arenaria, è leggermente inclinato verso S. Sono del tutto assenti le concrezioni. Nella parete opposta all'ingresso v'è, in alto, una finestra naturale dalla quale filtra la luce. Il pavimento consiste invece inizialmente in uno scivolo, inclinato anch'esso verso S di 45° (probabilmente si tratta di un grosso banco crollato dall'alto), poi diviene suborizzontale, con presenza nel punto più profondo (- 20 m) della caverna di grossi macigni precipitati dalla volta ed accatastati caoticamente sul suolo. In mezzo a detti massi si apre un pozzetto di m 4,50 che termina in un basso e breve cunicolo, che si sviluppa alla profondità di m 25 rispetto l'ingresso, sottostante la caverna e con lo stesso orientamento ed inclinazione. Tutta la zona che attornia la Buca del Tesoro è circonfusa da un alone di leggenda, ma fra le tradizioni tramandate di generazione in generazione ci si limiterà a riportare quella che si riferisce alla grotta e che le ha dato il nome. Oltre un secolo fa due fratelli casentinesi della famiglia dei Portolani, che abitavano non molto lungi nel versante toscano, avendo saputo che nella grotta era nascosto un tesoro, vi si recarono per impadronirsene, facendosi però accompagnare per misura precauzionale da un fraticello del vicino Santuario della Verna, che aveva il compito di pregare e recitare passi dei Libri Sacri mentre essi si inoltravano sotto terra. Tutto procedette per il meglio: i due fratelli trovarono sacchi di monete d'oro e stavano trascinandoli all'esterno quando il frate, forse emozionato nel sentire il tintinnio del prezioso metallo, sbagliò una parola di un'orazione: allora come per incanto una fortissima folata di vento lo strappò dall'orifizio della grotta e lo trasportò lontano. In quell'istante i Portolani stavano uscendo e si meravigliarono molto che il frate li avesse abbandonati. ma poiché il tempo stava improwisamente volgendo al peggio e nubi minacciose stavano oscurando rapidamente il cielo. caricarono l'oro su una treggia trascinata da un paio di buoi e si diressero il più rapidamente possibile verso la loro casa. Il cielo nel frattempo era divenuto nero come la pece. sembrava notte fonda. Poi scoppiò un temporale d'inaudita violenza: l'acqua sembrava una muraglia e lampi accecanti squarciavano la cappa plumbea delle nubi. ma la casa era ormai vicina e i due fratelli, guida ti dai bagliori delle folgori. giunsero finalmente sull'aia, impauriti ma esultanti. Correndo si rifugiarono nell'abitazione lasciando nella corte la treggia carica dell'oro e proprio in quell'istante un fulmine. con un fragore tremendo, cadde vicinissimo: poi, come per sortilegio, l'uragano finì e il vento spazzò le nuvole e tornò il sereno. I Portolani si precipitarono fuori per recuperare il tesoro e portarlo al sicuro in casa. ma ebbero lamara sorpresa di trovare solo un mucchietto di cenere e di tizzoni carbonizzati: l'ultimo fulmine aveva colpito proprio il loro oro, certamente custodito dal diavolo, e per nera magia l'aveva trasformato in carbone.

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Source: Catasto delle cavità naturali dell'Emilia-Romagna (Regione Emilia-Romagna, Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna) (servizigis.regione.emilia-romagna.it), modified. CC BY 4.0, https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/ Regione Emilia-Romagna, Catasto delle cavità naturali dell'Emilia-Romagna, Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia-Romagna (FSRER) e i gruppi speleologici autori dei rilievi · data as of 2018